Primavera, Estate, Autunno, Inverno … e ancora …

Diretto da Kim Ki-Duk (2003)
Il film è ambientato in un eremo buddista al centro di un lago in una foresta incontaminata, e racconta la vita di un monaco buddista attraverso le stagioni della sua vita. Il regista interpreta l’uomo nell’ultima fase della vita. La tranquillità contemplativa del film ha segnato un cambiamento significativo dalle sue opere precedenti, che sono state spesso criticate per eccesso di violenza e misoginia. In Italia è uscito il 11 giugno 2004, ed è stato trasmesso per la prima volta in chiaro il 13 maggio 2007 su Rai 3. Per maggiori informazioini: http://it.wikipedia.org/wiki/Primavera,_estate,_autunno,_inverno…_e_ancora_…
Buona Visione!

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Moneta, Satana e Cristo

Goethe affermava che «nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo». Questo principio è particolarmente valido per il sistema monetario vigente. Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore. La banca, infatti, emette la moneta solo prestandola, sicché la moneta circola gravata di debito. Il segno della schiavitù monetaria è data dal fatto che la proprietà nasce nelle mani della banca o, per meglio dire, del banchiere che emette prestando e prestare è prerogativa del proprietario. La moneta, invece, deve nascere di proprietà del cittadino perché è lui che, accettandola, ne crea il valore; tanto è vero che, se si mette un governatore a stampare moneta in un isola deserta, il valore non nasce perché, mancando la collettività, viene meno la possibilità stessa della volontà collettiva che causa questo valore. Come ogni unità di misura (e la moneta è la misura del valore) anche la moneta è una convenzione.
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Il mito nella cultura tradizionale

“[…] queste cose non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte assieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione.” [Salustio, Sugli dèi e il mondo, IV, 8]

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Tradizione e Civiltà

Cos’è o cosa dovrebbe essere la civiltà? Quali sono la sua essenza ed il suo significato autentici? È possibile che si possa rispondere seriamente a questi quesiti prescindendo dalla ricerca del significato reale della stessa esistenza? Secondo la Tradizione ciò è del tutto impossibile, mentre è assai evidente che per l’ideologia o la cultura imperanti questo non solo è possibile, ma è addirittura il vero presupposto della cosiddetta “civiltà moderna”, la quale, in ultima analisi, si nutre di automatismi tanto gratuiti quanto artificiali. Prima di affrontare, quindi, gli interrogativi posti, poniamone alcuni altri fondamentali: la civiltà ha il dovere di creare un certo tipo di uomo e se sì, quale? Esiste un’idea della perfezione che l’uomo dovrebbe raggiungere col proprio essere, e in vista della quale la civiltà dovrebbe esistere e strutturarsi?

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John Greven, Tu sei ciò che cerchi. Uno sguardo non-duale

 John Greven, Tu sei ciò che cerchi. Uno sguardo non-duale, introduzione di Mauro Bergonzi, traduzione di Daniele Capuano, La Parola, Roma, 2008, pp. 120.

Allievo di John Wheeler e “Sailor” Bob Adamson – a loro volta discepoli del grande Nisargadatta Maharaj -, John Greven è l’autore di questo piccolo, ma stupefacente e preziosissimo libro. Probabilmente, questo testo può costituire l’introduzione migliore alla via spirituale dell’Advaita Vedânta, ossia al sentiero della metafisica non-duale, che è nata e si è tramandata nell’ambito dell’Induismo. Avvertiamo subito il lettore, doverosamente, che dopo questo primo passo, con questa straordinaria sintesi della sua teoria generale, egli dovrebbe necessariamente approfondirne i temi studiando quantomeno le opere dello stesso Nisargadatta Maharaj e di Ramana Maharshi.

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Sri Hariwansh Lal Poonja, Svegliati e ruggisci. Incontri con la verità

 Sri Hariwansh Lal Poonja, Svegliati e ruggisci. Incontri con la verità, a cura di Eli Jaxon-Bear, traduzione di Giampalolo Fiorentini, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1994, pp. 120.

Sri Poonja è un «liberato in vita» (jivanmukta), un uomo che ha realizzato l’Assoluto in se stesso, un Satguru, ossia colui che può insegnarci cosa sia davvero la Realtà, come trovarla in noi stessi, come essere la Realtà. Questo breve testo, infatti, è la raccolta di alcuni colloqui tra il Maestro ed alcuni suoi discepoli. Prima di attraversarne sinteticamente alcuni contenuti, ci si lasci qualche momento per esprimere l’emozione provata mentre, leggendo alcuni brani, ci siamo resi conto del fatto che stavamo assistendo indirettamente al momento stesso in cui alcuni uomini ottenevano la «liberazione» (moksha o mukti) grazie alla presenza ed alle parole della loro guida. Aggiungiamo pure che questo libro ci ha suscitato una strana e benefica sensazione: emana un calmo, sottile, quasi impercettibile tepore.

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Anonimo Francofortese, Teologia tedesca – Libretto della vita perfetta

Anonimo Francofortese, Teologia tedesca. Libretto della vita perfetta, introduzione, traduzione, note e apparati di Marco Vannini, Bompiani, Milano, 2009, pp. 241.

Il Libretto della vita perfetta, o Teologia tedesca, è certamente uno dei testi più importanti della mistica cristiana occidentale, per la profondità della dottrina che esprime, talmente adamantina nella sua estrema logica e coerenza da mettere duramente alla prova la coscienza di chiunque si dichiari, o ritenga in buona fede, di essere un autentico credente in Dio. In base al suo insegnamento, il credente può esser detto veramente tale solo a condizione che consegni la sua intera realtà alla Divinità, giacché, per principio, non possono essere ammesse mezze misure per la fede genuina: essa è totale oppure è falsa. Tuttavia, è assolutamente chiaro che questo documento indica una via di perfezione, che, per sua natura, è inevitabilmente percorribile solo da pochissimi spiriti nobili, e probabilmente, verso la fine, è l’autore stesso a lasciar intendere che non si tratti affatto di un sentiero che si possa scegliere individualmente, bensì di un’ascensione spirituale dovuta all’elezione e all’attrazione divine.

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